Ancora lockdown in Campania. Ora basta!

Ma perché mai la Campania è stata inserita in zona arancione? Il 17 febbraio, secondo dai ufficiali della Regione, risultavano: 52 positivi “sintomatici” (non si sa se fossero paucisintomatici)  su 20.469 tamponi; 8 deceduti risultati “positivi” (non è dato sapere se morti con sintomi Covid o per altre patologie) nelle precedenti 48 ore (ai quali sono stati arbitrariamente aggiunti altri 6 deceduti); 107 posti letto di terapia intensiva occupati (non si sa se per pazienti con sintomi Covid o perché, ricoverati per altre sintomatologie e risultati positivi a tampone) su 656 disponibili. Un quadro sanitario assolutamente identico a quello della precedente zona gialla. E allora perché l’ordinanza del ministro Speranza che per 15 giorni, tra l’altro, chiude ristoranti, bar, musei, scuole e università…?

Intanto chi si direbbe gioire è De Luca che – oltre a potere così distribuire altri “ristori” provenienti dal Governo – legittima la sua caccia all’untore prospettando, per di più, una zona rossa in nome della famigerata “variante napoletana” del virus e, quindi, altri lockdown assolutamente inutili dal punto di vista sanitario.

Contro questa terroristica e fallimentare gestione dell’emergenza Covid, tra l’altro legittimata da inaffidabili tamponi, che rischia di perpetuarsi, è ormai indispensabile una mobilitazione. Una mobilitazione basata non già su generiche proteste ma su precisi obbiettivi.

Unica direzione dell’emergenza Covid. Fine del mercanteggiamento tra “esperti”, consulenti, Regioni, governo… Una deresponsabilizzante situazione che, ad esempio, ha permesso a Conte di decretare il lockdown del 9 marzo contro il parere del Comitato Tecnico Scientifico. Chiediamo, quindi, un’unica direzione sanitaria dell’emergenza da affidare ad un solo epidemiologo, il quale sarà responsabile delle sue indicazioni al capo del governo, ai ministri e ai direttori dei vari dicasteri.

Istituzione di un’affidabile struttura nazionale di monitoraggio del contagio Basta con gli inaffidabili tamponi disseminati arbitrariamente dalle Regioni. Il monitoraggio del contagio deve essere garantito da una campagna gestita dallo Stato. Il solo riscontro della “positività” in un soggetto non deve determinare la sua quarantena né la chiusura delle strutture dove svolge la sua attività.

Efficaci misure di protezione per le categorie a rischio.  Basta con le onnipresenti “mascherine” chirurgiche che non bloccano certo la circolazione di un virus ormai endemico nella popolazione. Proteggiamo, invece, le categorie a rischio (anziani e immunodepressi), alle quali – senza pretendere che si chiudano in casa e senza imposizioni – dovranno essere forniti efficaci dispositivi di bio-protezione, un servizio gratuito di consegna a casa della spesa e della pensione, bonus taxi per evitare che si affollino nei mezzi pubblici… e, soprattutto assistenza medica domiciliare.

Vaccinazioni non obbligatorie (e senza restrizioni per coloro che le rifiuteranno). Con vaccini che non devono limitarsi a quelli a RNA messaggero (come quelli Pfizer e Moderna, potenzialmente molto più pericolosi di altri) e preceduti da test per accertare anche l’eventuale immunità già acquisita. Si chiede, inoltre che coloro decideranno di sottoporsi a vaccinazione siano pienamente informati sui rischi e i benefici inerenti alla loro scelta.

Fine di TUTTE le misure di restrizione. Basta con l’illusione di fermare – con lockdown, mascherine, chiusure, distanze di sicurezza… –  una “infezione” oggi endemica, asintomatica al 95% e che può essere efficacemente affrontata, anche quando colpisce gli anziani, con tempestive cure.

Ripristino e potenziamento della medicina territoriale.  Riapertura degli ambulatori dei medici di base e, quando questo fosse problematico, identificazione di idonee strutture del Demanio dismesse nelle quali far svolgere le attività ambulatoriali. Cancellazione dalla convenzione con il Servizio sanitario per i medici di base che rifiutano indispensabili visite a domicilio o che rifiutano il loro eventuale inserimento nelle USCA (Unità speciali di continuità assistenziale).

Completa informazione a disposizione di tutti. Tutta la documentazione relativa all’emergenza (ad esempio: le cartelle cliniche dei “morti per Covid”, gli studi scientifici che supportano la gestione dell’emergenza, i motivi dell’esclusione/inserimento di farmaci o terapie, i contratti con aziende farmaceutiche…) deve essere messa a disposizione del Parlamento, dei ricercatori e del pubblico. Basta con il terrorismo mediatico e la censura: sia concesso l’accesso, soprattutto alla RAI e su internet, anche a medici e ricercatori finora emarginati.

Adeguate misure per le categorie in crisi. Bisogna impedire che la crisi economica aggravata dalla gestione dell’emergenza Covid continui a favorire l’arricchimento di pochi. E questo può essere ottenuto anche ostacolando, ad esempio, la svendita di esercizi commerciali, l’estensione degli acquisti on line e del telelavoro, (che rischia di riproporre per tanti impiegati la sorte toccata agli addetti ai call-center, oggi tutti ubicati in nazioni povere). Per quanto riguarda i sussidi per i tanti oggi in miseria, questi devono essere finanziati non già tagliando stipendi e pensioni, o incravattandoci con il Recovery Fund o il MES, bensì con l’emissione di titoli di stato (che possa attirare l’enorme liquidità esistente nel nostro paese) e ritrovando la nostra sovranità monetaria oggi impedita dai vampiri dell’Unione Europea.

 Comitato Covid19 Basta Paura

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