Covid: una regione allo sbando

L’emergenza Covid – tra una tragedia e l’altra – ha permesso la resurrezione del suo governatore – Vincenzo de Luca, dato per politicamente morto a gennaio. Ripercorriamo le sue gesta.

Dopo aver fatto fare – a marzo e aprile – un numero bassissimo di tamponi per creare il mito di una Campania senza Covid, a maggio li ha moltiplicati facendo credere che dietro ogni “negativo” ci fosse non un “guarito” ma una persona che lui aveva salvato dal Covid.  Poi, da maggio in poi, si è scatenato nella caccia all’untore annunciando “focolai di Covid” (come quello di Mondragone o Arzano) e utilizzando i nuovi tamponi ad elevata amplificazione RT-PCR che, volendo, riescono ad identificare come “positivo” praticamente chiunque.  Così De Luca, presentandosi come custode di una regione miracolosamente risparmiata dal virus, da preservare con cordoni sanitari da lui imposti è riuscito, a settembre, a stravincere le elezioni regionali e a spingerlo ad ergersi leader nazionale.

A tal fine, a settembre, dopo aver procrastinato di settimane l’apertura delle scuole, le chiude definitivamente salvo poi, dopo le prime manifestazioni di protesta riaprirle parzialmente; intanto annuncia un lockdown regionale totale che si rimangia dopo le manifestazioni del 23 ottobre. Si consola creando fucine di clientele come gli “alberghi per asintomatici” o laboratori diagnostici privati che, dopo l’effettuazione del tampone, possono rilasciare sospetti certificati di negatività.

A novembre il Governo, per spuntare le unghie ai tanti governatori trasformatisi in sceriffi per crescere in popolarità, stabilisce che il rischio Covid delle regioni (e quindi le conseguenti “misure profilattiche”) sia definito da 21 dati che i governatori trasmettono alle regioni. La Campania, così, incomprensibilmente, resta in zona gialla. A De Luca, quindi, non resta che scagliarsi contro de Magistris, sindaco di Napoli, “colpevole” di non vietare ai napoletani il lungomare di via Caracciolo. De Magistris che risponde invocando per tutta la Campania la “zona rossa” anche perché il conseguente obbligo di chiusura per i locali pubblici garantirebbe al personale di questi di usufruire dei sussidi della Cassa integrazione invece degli ancora più esigui “ristori”.

Il resto è storia di questi giorni con ospedali quali il Cotugno, sbandierato da De Luca come “centro di eccellenza” ridotto a lazzaretto (dall’arrivo, da molti ospedali, di innumerevoli persone in terapia di urgenza “positive al tampone”) e un insignificante – ma sbandierato da tutti i media – video (un 84enne muore in un bagno dell’ospedale Cardarelli di Napoli) per il quale Luigi di Maio, ministro degli Esteri, chiede, non si sa a che titolo, la proclamazione della zona rossa in Campania. E, per una volta, siamo d’accordo con una dichiarazione di De Luca  <<…il signor Giuseppe C., di 84 anni, come risulta dalla cartella clinica, era affetto da diabete, ipertensione, aneurisma all’aorta addominale, e già sottoposto in precedenza a intervento di laringectomia.>> Non ci fosse stata questa dichiarazione, siamo certi che anche il signor Giuseppe C. ce lo avrebbero presentato come “morto per Covid”. O lo hanno già fatto?

Comitato Covid19 Basta paura

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